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7-6-2021
Ci ha lasciato Guglielmo Epifani, dirigente sindacale e politico di grande cultura e intelligenza, sincero antifascista, sempre dalla parte della Democrazia e della Giustizia Sociale.
Vogliamo ricordarlo con queste sue parole pronunciate da segretario generale della CGIL nel 2008 dopo che La Russa e Alemanno nel corso delle celebrazioni dell’8 settembre avevano tentato di riabilitare il fascismo e la Repubblica Sociale.
“Se ad ogni commemorazione da ora in poi il ministro della Difesa dirà che in fondo erano tutti, seppure su fronti diversi, figli della stessa storia, chi combatteva per la libertà e chi combatteva insieme con i fascisti e i nazisti; oppure se possiamo consentire che il sindaco di Roma dica che fino alle leggi razziali il fascismo non aveva commesso fatti esecrabili, noi non dobbiamo sentire solo l’indignazione, ma dobbiamo tornare in piazza a dire non le nostre ragioni, ma le ragioni della verità. Sui valori della Resistenza e della Costituzione “non si arretra”. 
“D’altronde, cosa deve dire un sindacato come il nostro, che fu il primo oggetto degli attacchi del fascismo? Noi abbiamo avuto morti nelle Camere del Lavoro, incendi, distruzioni, l’abolizione della libertà sindacale nel 1926. Dal ’19 al ’26 abbiamo costellato con il sangue di lavoratori e dirigenti sindacali il nostro paese, da Giacomo Matteotti a Giovanni Amendola a tutti quelli che morirono prima della promulgazione delle leggi razziali”
 «Noi dobbiamo stare attenti, perché in un’epoca come questa il senso della memoria viene in qualche modo molto ristretto. Purtroppo quello che per noi è pacifico, non lo è per le nuove generazioni. Di questo ho paura, non della durezza delle frasi che vengono dette da un ministro o dal sindaco di Roma, ma del fatto che queste frasi cadono su una memoria in cui la forza di valori condivisi non c’è più».
Guglielmo Epifani, 11/9/2008
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